martedì 14 luglio 2015

Bonbon..ton delle cartoline


«Mi raccomando! Mandami una cartolina!!!».
E’ questa la frase che spesso dico ai miei amici o conoscenti ogni volta che mi dicono che partiranno per le vacanze o per dei viaggi. Mi piace, infatti, collezionare cartoline, ne ho in grande quantità, quelle particolari le ho appese nella mia stanza, le altre le tengo in una scatola che spesso apro per rileggere i messaggi scritti dietro e per ammirare le bellissime foto o illustrazioni che vi sono sopra.

Sapevate che c’è un galateo anche per le cartoline?
La prima regola da rispettare è quella di inviare le cartoline solo agli amici, questo modo di salutare è infatti indicato solo se tra il mittente ed il destinatario c’è un rapporto di affetto, io lo considero come fosse un “ciao”, forma di saluto concessa con chi si ha della confidenza. Altra regola da non dimenticare è quella che la cartolina è visibile a tutti, si cerchi di evitare il più possibile immagini “volgari” con saluti “goliardici”, se proprio volessimo spedire una cartolina di questo tipo, sarà bene chiuderla in una busta. Stesso discorso vale per il messaggio che scriveremo sulla cartolina, se sarà anch’esso un messaggio privato, sarà bene tenerlo lontano da occhi indiscreti! La calligrafia dovrà essere chiara, si cerchi di evitare il più possibile le classiche formule: “Salutoni”, “Bacioni”, “Salutissimi e bacissimi”, largo quindi alla fantasia! Da ricordare poi che non necessariamente si deve mandare la cartolina con il simbolo della città in cui siamo, in poche parole, a Parigi non c’è solo la Gioconda, come a Roma non c’è solo il Colosseo, spesso, infatti, ci sono delle cartoline che sono vere e proprie istantanee di alcuni angoli della città, che in un piccolo spazio descritto, raccontano vere e proprie storie, insomma, tanto più una cartolina sarà ricercata, maggiore sarà il piacere di chi la riceverà e che potrà quindi dedurre che anche in quel piccolo pensiero che voi avete inviato c’è stato il piacere di far conoscere qualcosa “di non scontato” del posto in cui vi siete recati.





(Bibliografia: Professione Donna, 1975, Fabbri Editori, Milano)

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