mercoledì 15 luglio 2015

Bonbon..ton delle lettere


“ Mia adorata…”

Quante volte, in attesa di queste parole, i cuori delle nostre nonne saranno sobbalzati alla vista del postino o al solo suono del campanello della sua bicicletta! L’Italia era in bianco e nero e la vita scorreva all’incessante ritmo delle lettere, che pur non arrivando tutti i giorni, facevano da sfondo ad un’esistenza piena di sogni e speranze. Parlare delle lettere in un mondo 2.0 potrebbe risultare anacronistico, effettivamente sto scrivendo sul mio blog, le mie parole sono visibili a tutti e non c’è il postino ad annunciarvi il “mio scritto”. Le parole oggi si possono twittare, possono essere scritte in un messaggio su facebook, possono essere inviate via mail, a pensarci bene abbiamo perso anche l’abitudine di usare la cara vecchia formula “casella di posta”, nome evocativo, quasi romantico, per la più moderna, appunto, mail, che ad essere proprio pignoli significa “posta” e non lettera, che si direbbe, usando sempre l’Inglese, “letter”, ma diciamoci la verità, non suona proprio: “Inviami una letter”, vero? :-P
Battute a parte, vediamo come scrivere una lettera in questo modernissimo 2015.
Usate sempre una calligrafia leggibile, se possibile, scrivete la lettera su una sola facciata del foglio, si lo so questo implicherà magari più fogli, ma eviterà pasticci; usate carta da lettere con colori tenui, meglio se pastello, questo per amici e per lettere d’amore (eddai stupitela, scrivetele!!!), per comunicazioni di lavoro o ufficiali, meglio il bianco o l’avorio. L’inchiostro sarà blu o seppia. La data, non deve mancare mai e va posta, o in alto a destra, o in basso, subito dopo la firma. Se la nostra lettera, sarà una missiva di risposta evitiamo di rispondere con troppo ritardo, in modo da evitare di doversi scusare e di lasciare “in attesa” il nostro destinatario, se inviamo, noi,  una lettera che implica una risposta, indicheremo l’indirizzo in alto a sinistra. Assolutamente vietate le abbreviazioni e gli acronimi come il modernissimo “TVUKDB”, stendiamo veli pietosi su disegnini e faccine varie! Chi consegna una comunicazione scritta  da recapitare, dovrà consegnarla aperta, sarà la persona stessa che riceve la lettera da spedire a chiuderla davanti a chi la consegna. Vietatissimo leggere la corrispondenza altrui, anche se inviata ad un componente della famiglia e anche se si tratta di lettere a carattere pubblicitario o inviti. L’indirizzo va scritto in modo chiaro sulla busta, indicando il destinatario, il nome della via, il numero civico, il Codice d’Avviamento Postale, il nome della città e la provincia. Sul retro della busta va sempre citato il mittente e l’indirizzo. Tutti i titoli, come pure “Signora” e “Signore”, andranno scritti per intero. Se il nostro destinatario riceve la posta non a casa, ma in un’altra sede useremo il Care Off (C/o) formula inglese di “presso” seguito dal nome della persona indicata sul campanello. I francobolli per la risposta vanno inseriti nella busta solo se esplicitamente chiesto o se si chiedono informazioni a persone estranee. La firma deve assolutamente essere chiara e leggibile, i saluti saranno sempre cordiali o affettuosi. Per comunicazioni importanti usare sempre la raccomandata con ricevuta di ritorno, visto quanto spesso le poste ci hanno abituato a brutti scherzi. Oggi, come dicevamo, sembra quasi impossibile pensare di scrivere una lettera, basta un telefonino di ultima generazione, un Pc.. il suono non è più quello del campanello, suonato dal postino, ma quello freddo, quasi metallico dell’avviso di una mail (con tanto di bustina!), di un messaggio via Skype o di Whatsapp, si è persa anche questa magia e con essa la magia del profumo della carta e dei bauli pieni di storia.. Chissà quanti miliardi di parole sono “volati” da un paese all’altro del mondo, chissà quante sono state le domande e le risposte, chissà se c’è qualcuno che ha aspettato e non ha mai ricevuto la lettera che le o gli avrebbe cambiato per sempre la vita, chissà quante lettere sono state “posate” sul cuore e quante lacrime hanno assorbito siano state esse di gioia o di dolore… Qualunque siano state le storie, le risate, i pianti i sogni le speranze racchiusi in poco più di qualche riga, una cosa è certa, il cuore di queste persone aveva per tutti lo stesso ritmo, quello rassicurante del sentirsi amati e dell’essere certi che prima o poi qualunque fosse il “posto” si sarebbero tutti ritrovati.









(Bibliografia: Professione Donna, 1975, Fabbri Editori, Milano)



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