mercoledì 14 ottobre 2015

Un pò di storia! Il Medioevo


In questo periodo si fa sempre più marcata la linea tra il vivere e il mangiare dei “ricchi” e quella dei “poveri”.
Nelle mense dei castelli, le influenze erano quelle romane e arabe: si mangiavano carni di bue, cinghiale, stambecco, capriolo, montone, pesci e selvaggina con cotture al forno, stufate e allo spiedo. Grazie al commercio dei Veneziani con l’Oriente, si potevano utilizzare grandi quantità di spezie, con le quali si preparavano salse con sapori molto forti che contenevano: pepe, chiodi di garofano, noce moscata, cannella e ginepro.
Il sapore che si incontrava più spesso era l’agrodolce.
Nelle mense dei poveri e dei Monaci, i pasti erano parchi, la carne veniva mangiata pochissime volte, anzi spesso non si conosceva affatto, anche qui la facevano da padrone le piccole erbe medicinali e non solo che potevano essere coltivate negli orti.
Le buone maniere e le regole di comportamento a tavola, in tutti e due i casi, erano elementari, spesso assenti: non veniva usata la forchetta, le pietanze venivano portate alla bocca con le dita. Nelle mense più ricche, alla fine del pasto, i paggi portavano in tavola bacili di acqua profumata per lavare le mani.
Vi lascio con la consueta nota di colore: sapevate che i primi “scaldaletto” furono i cani Levrieri? Proprio così, questi cani, usati prevalentemente per la caccia, venivano fatti “accomodare” sul letto dei padroni qualche ora prima che il signore andasse a dormire, in modo che potessero scaldare il letto.



(Bibliografia: Manuale del Sommelier A.I.S. Edizione Italiana Sommelier, 2001; “Conoscere ieri, oggi, domani” Fabbri Editori, Milano, 1976.)

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