mercoledì 6 aprile 2016

6 Aprile 2009


Sono le 3.32 del 6 Aprile 2009.

E’ notte fuori, il buio avvolge le case come una soffice coperta e ognuno al caldo, sotto le lenzuola, se ne sta solo con se stesso e i suoi progetti.
Potrebbe sembrare una notte come tante altre, fatta di sogni, di ricordi, di speranze, di sms.
Tra poco sarà l’alba di un nuovo giorno, dove la vita, dopo il notturno sonno ristoratore, riprenderà i suoi ritmi giornalieri, come ieri, come oggi, come domani.
Questa, però, è una notte strana.. una notte di dolore, di morte, di distruzione.
Sarà infatti ricordata come la notte che ha sconvolto l’Abruzzo, passerà alla storia come “La terribile notte”.

Sono le 3.32 del 6 Aprile 2009.

Per alcune persone la vita si ferma qui, il terremoto arriva con la sua mano distruttrice portando con sé la morte accompagnata da una ferita che lacera il cuore, che lo spacca, lasciandoci sopra una enorme cicatrice, risultato di tante cicatrici, 309, che si sono fatte largo nel cuore di ognuno di noi.
Le immagini della distruzione, delle macerie e della disperazione sono tatuate sul cuore di tutti quelli che amano questa terra, dove dopo ben sette anni è possibile ancora “toccarlo” quel disastro..l’Abruzzo, però, non si arrende, combatte e reagisce ogni giorno, contro tutto e tutti , per dare giustizia a quelle 309 cicatrici e a tutti gli abitanti che non hanno abbandonato i loro paesi, le loro città, chi scrive ha sangue Abruzzese e credetemi conosce bene il carattere “forte e gentile” di questa terra fatta di neve, di monti, di freddo, di estate, di mare… dove in ogni angolo, da allora e per sempre continuerà a sentirsi, per non essere mai dimenticato, l’eco del battito del cuore di tante vite che hanno smesso di sognare quella maledetta notte del 6 Aprile.



P.S. La foto è stata scattata da mia sorella Agnese, nel Novembre 2015, ritrae la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, a Faieto, frazione del comune di Cortino, provincia di Teramo, l’ho scelta perché mi trasmette un senso di pace, ma anche di forza e speranza..

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