venerdì 9 dicembre 2016

Fiaba per i più piccoli e non solo!




Era la notte prima di Natale, la notte in cui tutto è calmo, sereno, come in attesa, e niente e nessuno si muove, dentro le case addormentate, nemmeno un topolino.. La luna sulla neve appena caduta faceva scintillare di una luce irreale ogni cosa, quando, ai miei occhi stupiti, apparve nel cielo una minuscola slitta, trainata da otto piccole renne, con un adorabile vecchietto come cocchiere: subito capii che doveva trattarsi di Babbo Natale. Le piccole renne correvano agili ai richiami e agli incitamenti del dell’allegro guidatore:”Vai Fulmine! Muovetevi, Agile e Astuta! Andiamo Cometa! Su, Cupido! Vai, Asso! Verso la cima del tetto, via saltate, coraggio!”. 
Come le foglie morte prima che l’uragano le trascini via, incontrando un ostacolo, s’alzano a mulinello verso il cielo, così volavano le renne sopra il tetto della casa, trasportando Babbo Natale e la sua slitta ricolma di doni. Un attimo dopo potei udire chiaramente il loro scalpiticcio e il risonare dei loro zoccoli sopra il tetto. Mi immaginai Babbo Natale mentre scendeva dal camino: era vestito di pelliccia dalla testa ai piedi e i suoi abiti erano sporchi di cenere e fuliggine; gettato dietro le spalle aveva un sacco pieno di giocattoli e sembrava un venditore ambulante in procinto di mostrare la sua merce. Come scintillavano i suoi occhi! Che allegria mettevano le sue fossette! 
Le guance sembravano rose e il naso una rossa ciliegina; la sua buffa, piccola bocca era increspata da un amabile sorriso e la sua barba era candita come la neve. Fra i denti stringeva la pipa e il fumo azzurrino saliva a circondare il suo capo come un’impalpabile ghirlanda. La sua larga faccia e il suo enorme pancione sobbalzavano quando rideva, come una scodella colma di gelatina! 
Era così paffuto e rubicondo, proprio come un allegro gnomo, che non appena lo vidi scoppiai a ridere, mio malgrado; un batter di palpebre e un cenno del capo mi fecero capire che non avevo niente da temere. Non pronunciò una sola parola, ma si mise subito al lavoro: riempì accuratamente tutte le calze, poi si girò di scatto, e si pose un dito sulle labbra facendomi cenno di tacere, e salì su per il camino. Montò sulla sua piccola slitta, emise un fischio acuto all’indirizzo del suo equipaggio e tutti se ne volarono via in un batter d’occhio, ma io potei udire chiaramente, mentre si allontanava nel cielo, la sua voce argentina augurare:”Buon Natale a tutti, a tutti felice notte!”

Fiaba di Clement C. Moore, da “Tempo di Natale”,1985, Mondadori Editore.

Nessun commento:

Posta un commento