lunedì 19 dicembre 2016

Il Miracolo della Natività (Prima parte)


Natale, tempo di riflessione, di pace, di gioia e soprattutto per i più piccolini, di fiabe! Capita, però, sempre più spesso che le favole, soprattutto quelle natalizie, crescendo, appartengano a mondi e luoghi sempre più lontani, e si da sempre per scontato, poi, che queste storie, una volta narrate, ti restino dentro come un qualcosa che hai, che ti appartiene; quello che però non si capisce è perché pur rimanendo nel tuo cuore, nel tuo intimo, alcune storie, che quindi sai e riconosci subito, magari già dal titolo, ogni volta che le riascolti o le rileggi sembrano sempre nuove e ti stupiscono una volta di più. C’è una storia in particolare, per la sottoscritta, che racchiude in sé tutta questa magia... è il racconto del Miracolo della Natività che ci accompagnerà fino al 25, e con il quale auguro fin da ora a tutti un sereno e felice Natale.

L’uomo rabbrividiva nella fredda aria notturna. In quella gelida oscurità senza stelle, non riusciva a distinguere il sentiero davanti a sé. Camminava faticosamente, tenendosi stretto il mantello che il vento faceva svolazzare. L’asinello avanzava a fatica, lentamente, accanto a lui: l’uomo gli carezzò dolcemente il collo, quasi per ringraziarlo. Si fermò a guardare sua moglie, in sella all’animale, e vide come le sue mani si afferravano tenacemente alle coperte, nel tentativo di sfuggire alle sferzate del vento gelido. Ella oscillava, quasi in dormiveglia, il volto pallido e stanco per il lungo, terribile viaggio. Guardandola, la rabbia di lui si fece più violenta: ricordava il modo in cui avevano dovuto lasciare la loro casa di Nazareth, molti giorni prima, improvvisamente, nell’umida oscurità che precede l’alba. La rabbia crebbe ancora, mentre pensava che la moglie aveva dovuto lasciare il suo focolare, proprio ora, che stava per nascere il Bambino! Erano stati obbligati a viaggiare attraverso desolate colline, scossi dall’andatura dell’asinello, frustati dal vento. In tutta la Palestina altre donne e altri uomini, come loro, non avevano avuto scelta; anch’essi avevano dovuto viaggiare giorno e notte: a ciascuno di loro era stato imposto di tornare al proprio luogo di nascita. Cesare Augusto, imperatore di Roma, aveva dato l’ordine: temeva che il popolo di Palestina non pagasse abbastanza tasse. E così, lontano da Roma, aveva ordinato ai suoi soldati di andare a Nazareth e in tutti gli altri paesi della Palestina e di far eseguire i suoi comandi: ogni uomo doveva tornare al suo paese e là aggiungere il proprio nome nelle liste dei contribuenti. Nessuno osò disubbidire: i soldati romani erano molto rigidi e severi.


(Bibliografia: Storia tratta da Tempo di Natale. 1985 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano)

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